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Lucoli


Appunti sul paese


Lucoli Ŕ un comune sparse costituito da 15 frazioni, ovvero Collimento, sede comunale, e poi Colle, Piaggia, Sant'Andrea, Casavecchia, Spogna, Spognetta, Lucoli Alto, Vado Lucoli, Peschiolo, Prata, Santa Croce, Francolisco, Santa Menna e Casamaina. Si tratta di piccoli villaggi disposti lungo la vallata del Rio, anche detta Valle di Lucoli. La parlata predominante Ŕ del tipo aquilano-forconese, oggi in via di sostituzione con l'aquilano cittadino.

La prima attestazione del toponimo Lucoli Ŕ del sec. XI. Successivamente, vengono menzionati prima Collimento e poi tutti gli attuali abitati. Il toponimo riflette il latino luculus 'boschetto' e probabilmente si applicava in origine all'attuale Lucoli Alto.

Molto importante Ŕ l'Abbazia di San Giovanni Battista, risalente al sec. XII, secolarizzata nel sec. XV. Della costruzione originaria rimangono alcune parti esterne ed il cortile con porticato. Annessa al complesso Ŕ l'omonima chiesa. Altre chiese sono quella di San Michele Arcangelo (sec. XII), presso Lucoli Alto, San Lorenzo di Casavecchia, San Giorgio di Prata e Peschiolo, Santo Menna, Santa Croce, San Sebastiano di Collimento, tutte citate nel sec. XIII, Sant'Andrea (sec. XIV). La cappella votiva della Madonna di Piedicolle fu eretta nel 1590 come santuario della Beata Cristina. Dirute sono le chiese montane di Sant'Eramo, presso un villaggio omonimo, e San Felice al Monte o della Camardosa, di cui rimanevano alcuni resti noti come "la chiesola".


Appunti sul territorio


Assai vasto Ŕ il territorio montano di Lucoli, che si estende a monte della strada Roio Piano-Piaggia e della frazione Santa Croce, fino al crinale spartiacque con il Piano di Pezza.

La vallata di Lucoli Ŕ scavata dal torrente Rio, il quale ha origine presso Casamaina. Lo spartiacque di questa vallata ha come testata il valico, anche stradale, della crocÚtta di Campo Felice (1539 m). Alla destra orografica, si ha la vetta di c˛sta ciufolˇ (2142 m), che si salda a quella di mˇnde cÓgno chiudendo il piccolo bacino chiuso di settÓcque (1978 m), in territorio di Bagno. La linea displuviale rientra in comune di Lucoli con la sŔrra lˇnga (1860 m), la quale comprende l'elevazione di c˛lle rotˇnno (1654 m), prima di riunirsi alla dorsale di Roio al di lÓ del piÓno de cÓmbuji. Alla sinistra orografica della valle del Rio, c'Ŕ l'imponente montagna nota coi nomi di mond'arsÚglio, matrˇne (2043 m) e tirrýccio (1617 m). Dopo quest'ultima cimetta, si allarga in una serie di dossi e piccoli altopiani, come quello di raponÓglia, perdendosi sopra Santa Croce. Il bacino chiuso di Campo Felice Ŕ delimitato dal crinale che coincide col precedente fino alla cima del matrˇne, poi piega verso sud fino al valico della chjes˛la (1656 m). Da qui risale alla cima della cornÓcchja (2174 m) e, attraverso i passi del morratÓno (1983 m) e del puzzýglio (2039 m), raggiunge il confine comunale al costˇne (2239 m) che sovrasta il Lago della Duchessa. Quindi piega verso est, con una cresta che separa dal Piano di Pezza, fino ad entrare nei confini di Rocca di Cambio e poi Rocca di Mezzo. Ad ovest del territorio comunale, si estende la regione boschiva di Cerasolo, con un crinale che separa l'alta valle del Raio da quella del morratÓno, culminante con la torricŔlla (2098 m). Pi¨ a valle, a confine con Tornimparte, c'Ŕ la zona collinare di sand'Ŕramo.

La montagna di Lucoli riveste un eccezionale interesse naturalistico, ma anche la presenza antropica ha lasciato vistose tracce. Alcune, purtroppo, invadenti, come le numerose piste che si snodano verso ju mˇnde di Lucoli o nei dintorni di Campo Felice. Altre, significative, come gli stessi ruderi dell'insediamento stagionale del mˇnde, o le miniere abbandonate di bauxite che si trovano nella vÓlle ˛na, sopra Casamaina e a mˇnd'arsÚglio. Nulla rimane invece della chjes˛la di Lucoli e dell'altro insediamento di Cerasolo. Di interesse escursionistico e forestale sono il rifugio dei cambetÚgli (1720 m), il rifugio CAI Sebastiani (2102 m), l'albergo Alantino a Campo Felice, nonchÚ ovviamente la localitÓ sciistica stessa, che per˛ appartiene amministrativamente a Rocca di Cambio.

La sentieristica CAI include numerosi percorsi a Lucoli: i numeri 4, 4A e 4B al Matrone, il n░ 5 alla Cornacchia, il n░ 5A alla Torricella, i numeri 6A e 6B sul Monte di Lucoli, i numeri 7A e 8 verso Monte Cagno.


La toponomastica


La montagna di Raponaglia
1. L'abitato di Santa Croce Ŕ il pi¨ elevato di una serie di villaggi comprendente anche Francolisco, Santo Menna e Sant'Andrea, disposti lungo la recente carrozzabile che conduce allo svincolo autostradale di Tornimparte. Fuori da Santa Croce, la strada percorre la vÓlle elle rottÚlle, un breve valloncello incuneato fra il cocuzzolo di Munito e le estreme propaggini della dorsale di Matrone. Il nome della valle, riportato come Valle delle Grottelle sulla cartografia IGM, Ŕ un composto di valle, con la specificazione che richiama la presenza di piccole grotte, cavitÓ naturali sfruttate per usi agropastorali.

2. A destra (ovest) della Valle delle Grottelle, si erge il cocuzzolo di munýto (1118 m), sormontato da una croce ben visibile dai centri sottostanti. Il nome dell'altura Ŕ Colle Munito sulla cartografia IGM. Probabilmente deriva il nome da qualche resto di fortificazione o di recinto che si troverÓ sulla sua sommitÓ. Questa localitÓ era una bandita, ovvero una zona in cui era vietato il pascolo, come si deduce dagli statuti comunali del 1667.

3. A sinistra della Valle delle Grottelle si estende la regione collinare di scisciÓno, menzionata sulla cartografia IGM come Scisciano. Il toponimo Ŕ di chiara formazione prediale, visto il tipico suffisso -ano. Il personale che ne Ŕ alla base pu˛ essere Sittius, come ipotizzato per l'omofono comune in provincia di Napoli.

4. Una valletta laterale che si incunea fra i dossi di Scisciano Ŕ detta manÚtta lˇnga. Tale nome, riportato pure sulle carte come Manetta Longa allude senz'altro alla forma della valle, e della mulattiera che la solca. Quanto all'appellativo manetta risulta poco chiaro, forse un soprannome.

5. Guadagnata la sella che chiude l'altura di Munito, da dove parte una sterrata per la croce sommitale, la strada carrozzabile devia in direzione sudest, imboccando l'angusta mÓlle Ŕra. Il nome Ŕ un composto di valle e del diffuso appellativo vera, che si riferisce spesso a sorgenti, inghiottitoi ecc.

6. A q. 1117, la carrozzabile ritrova il sentiero di Manetta Longa, in prossimitÓ della c˛na, un'edicola votiva non segnata sulle carte forse perchÚ diruta. Aumentando di pendenza, si sale verso la spianata sommitale costeggiando i mmÓrmi. Tale localitÓ Ŕ una vecchia cava di marmo, roccia molto ricercata in passato.

7. A questo punto, la strada guadagna la spianata di raponÓglia, costituita da una cresta che salda la montagna di Matrone a sud col coluzzolo detto c˛lle raponÓglia (1316 m). Sulla cartografia IGM solo questo toponimo Ŕ riportato, come Colle Raponaglia. Il nome sembra formato col suffisso collettivo -alia, quindi la base sarÓ un rapone, da confrontarsi con Rapone (Pz), a sua volta connesso con voci lessicali dei dialetti meridionali, come rappa 'terreno piantato a vigneto'. Pi¨ avanti si trovano le cˇnghe de raponÓglia, anche dette le cˇnghe, come riportato sulla cartografia IGM le Conche. Si tratta di una serie di avvallamenti che guardano il versante affacciato sulla valle del Raio.

8. La strada percorre l'altopiano sommitale giungendo alla forchÚtta e murýttu (1250 m), caratterizzata da una croce riportata pure sulle carte. Il toponimo, adattato come Forc.ta Moretti sulle carte IGM, riflette il latino furca nel senso di 'valico, sella', in quanto qui svalica un sentiero proveniente da Collimento. La croce, visibile da detto paese, segnava proprio la fine della salita per chi andava verso la valle del Raio.

9. Il sentiero che va da Collimento alla Forchetta di Moretto scende dapprima al fondovalle del torrente Rio, in localitÓ la ten¨ta. Questa localitÓ, menzionata pure sulla cartografia IGM come la Tenuta, richiama qualche coltivo ivi presente.

10. Guadato il Rio attraverso un ponticello, il sentiero sale nel bosco delle carpinÚtte, andando ad imboccare la testata del f¨sso de cacazzýtto. Il nome del bosco Ŕ certamente un collettivo di carpino, col suffisso -eto scambiato per diminutivo, mentre il nome del fosso richiama un soprannome locale, che vale 'cisposo'.

11. Superata la strettoia fra due cocuzzoli (1230 m e 1186 m), il sentiero approda all'avvallamento (1147 m) detto ju lÓgo. Si tratta di una dolina carsica, dalla cui forma deriva, per traslato, il nome, riportato pure sulle carte IGM come il Lago. Da qui alla croce, manca solo una breve salita.

12. A nord di Collimento, ma sul versante sinistro del Rio, si trovano gli abitati di Peschiolo e Prata. A monte di queste case, si trovano le localitÓ dei peschjetÚlli (forse pi¨ schiettamente peschjetÚgli) e della piÓja (de prÓta). Il primo toponimo si riferisce alle rocce che circondano l'ansa del Rio presso Collimento, in quanto peschio Ŕ voce dialettale, di antica origine italica, per 'macigno, masso'. Il secondo nome riguarda il pendio a monte del paese, fino all'altura di 1211 m che separa da Raponaglia. L'appellativo piaia riflette un latino plagia, prestito dal greco.


La montagna di Terriccio
13. Dalla cappelletta di Sant'Antonio (1041 m) che si trova sulla strada provinciale per Campo Felice, si scende coll'itinerario CAI n░ 4A al fondovalle del Rio. Oltrepassatolo, si prende una mulattiera che costeggia dei prati, poi risale una costa entrando ed uscendo dal bosco. I diversi valloncelli che solcano il bosco sono chiamati le canÓji, come del resto riportato sulla cartografia IGM le Canali e Valle le Canali, che per˛ si riferisce ad una forra pi¨ individuata. L'appellativo canale 'grondaia' ha in toponomastica il senso traslato di 'canalone che porta acqua'.

14. Tagliata la forra, il sentiero n░ 4A sale ad una sella erbosa, racchiusa da due muretti, in localitÓ mell¨ccio. Chiamato Melluccio anche sulle carte IGM, il toponimo ha evidente origine da un soprannome locale.

15. Il sentiero sale quindi sulla ripida costa chiamata Carpeneto sulle carte IGM e CAI. Tale toponimo appare per˛ sconosciuto ai locali, che invece conoscono un carpinÓle, sito per˛ pi¨ a sudest. Entrambi i nomi sono comunque derivati di carpino, con valore collettivo. Altra localitÓ della zona Ŕ forse il cˇppo egli ˛laci. La specificazione di questo toponimo riprende il nome dialettale dello 'spinacio selvatico'.

16. La prima cima toccata dal sentiero n░ 4A Ŕ quella di tirrýccio (1624 m), nota come Terriccio sulla cartografia IGM e Monte Terriccio sulla guida CAI. Il toponimo risulta fra le quattro montagne di Lucoli citate da Abbate, insieme a Matrone, Arsello e Cornacchia, ma si tratta pi¨ che altro di un'appendice della catena di Matrone. Quanto all'origine del nome, pare formalmente un derivato di terra, forse nel senso di '(monte) terroso'. Per˛ nell'Atlante di Rizzi-Zannoni (a. 1783), solitamente rispondente alle dizioni dialettali, il toponimo compariva nella forma Il Torricchio.

17. Ad est della cima di Terriccio ha origine il canalone di f¨rno vÚcchjo (o f¨rnu Úcchju, a seconda del grado di 'aquilanizzazione' dei parlanti), che scende in direzione della valle del Rio. Il nome della forra, Vallone Forno Vecchio sulla cartografia IGM, si compone dell'appellativo forno, forse relativo alla presenza di una 'fornace' per la calcinazione delle pietre, e dell'aggettivo vecchio, per il fatto che l'uso di tale 'fornace' venne abbandonato per una 'nuova'.


La montagna del Matrone
18. Il monte pi¨ alto di quelli prospicienti la valle di Lucoli Ŕ il culmine della catena che costituisce l'ossatura spartiacque fra la valle del Raio e quella del Rio. Sulle carte IGM, cosý come sulla guida CAI, il nome della vetta Ŕ Monte Orsello (2043 m), e toponimo Ŕ riportato sulle carte a partire dall'edizione IGM del 1884. Ancora Abbate riconosceva per˛ che, dopo Terriccio, fra le montagne maggiori lucolane veniva Matrone. Questo nome ritorna nell'Atlante di Rizzi-Zannoni (a. 1783) come M. Matrone, che Ŕ l'attestazione cartografica pi¨ antica. In effetti il toponimo ju matrˇ Ŕ ancora usato dai locali per designare un po' tutta la zona sommitale dei sentieri che salgono verso la cima, ed in particolare un grosso 'coppo' che si apre a 1700-1800 m sotto la vetta. Sulla cartografia IGM, compare pure il nome Matrone, proprio nei pressi di detto 'coppo'. In sintesi, il nome del 'coppo' Ŕ stato attribuito anche alla cima ed all'intera montagna, finchŔ non Ŕ stato sostituito in quest'ultima accezione da Monte Orsello, che dipende dal nome dell'altra montagna mond'arsÚgliu. Quanto al significato della designazione, essa riflette un appellativo matra 'madia', da un latino regionale mactera, ma il senso non Ŕ del tutto chiaro.

19. La punta rocciosa che costituisce la cima del Matrone (2043 m) ha un nome specifico, che Ŕ ju chicchirichý pizz¨to. La specificazione Ŕ usata per distinguerlo dall'altra punta (1998 m), pi¨ arrotondata, del chicchirichý spezzÓto, che corrisponde alla cima chiamata Pizzo delle Fosse sulla cartografia IGM (a partire dall'edizione del 1884). Mentre quest'ultima designazione Ŕ del tutto arbitraria, e dipende dal nome delle Fosse, i valloni sul versante orientale della montagna, i due chicchirichý mantengono un nome di antichissima origine, per quanto strano. Si tratta infatti di un incrocio fra l'onomatopea del gallo, con riferimento alla 'cresta' del monte, ed il tema cucco attribuito proprio a punte rocciose, del quale si hanno munerosi esempi su tutto l'Apennino Abruzzese.

20. Il versante orientale della montagna del Matrone comincia oltre il vallone di Forno Vecchio con la contrada del laghýtto (1147 m), raggiungibile dalla cappella di Peschio Cancelli con un sentierino che guada il Rio. Il nome della contrada, il Laghetto sulla cartografia IGM, mostra che si tratta di un pantano.

21. A monte del Laghetto si eleva il crinale di ciampˇ, ovvero Ciampone come riportato sulla cartografia IGM. Questo nome non sembra spiegabile altrimenti che con un soprannome locale, equivalente a 'Zampone'.

22. Il crinale di Ciampone Ŕ chiuso ad est dall'impluvio del f¨sso ella lamÓta, risalito da un impervio sentierino che parte dal Rio. Il toponimo si compone degli appellativi fosso e lamata, quest'ultimo variante di lama 'pantano, frana'.

23. Oltre il Fosso della Lamata, c'Ŕ il crinale centrale della montagna, che scende direttamente dalla cima. Su questo transita il sentiero CAI n░ 4B, che parte dal km 14,100 della statale per Campo Felice. Il guado del Rio Ŕ a q. 1150, nella localitÓ che prende il nome di prýmo rýo, evidentemente nel senso di 'primo (guado del) Rio', relativamente a Casamaina.

24. Il sentiero n░ 4B sale in una zona di muretti e massi isolati, nota come la rocchÚtta. Cosý chiamata anche sulle carte IGM, la localitÓ sembrerebbe prendere il nome da qualche costruzione, se non proprio dai recinti di pietra a secco. Pi¨ oltre, il sentiero giunge ad un campo coltivato in piano, non lontano dal quale c'Ŕ ju lÓgo, un'altra zona umida.

25. La parte ripida del sentiero CAI n░ 4B conduce fino a q. 1348, dove si incrocia la mulattiera proveniente da Casamaina. Nei pressi, si trova il macigno noto localmente come pÚschio rˇsso, ovvero peschio - 'macigno, masso' - 'grosso', cioŔ ben visibile dai paesi.

26. Un altro tratto di salita, delimitato da muretti a secco, conduce al ripiano dove si trova la fonte di scacchýtto, presente come F.te Scacchitto sulla cartografia IGM (1425 m). Il nome della sorgente sembra collegato ad un soprannome locale, se non Ŕ un collettivo in -eto falsamente reinterpretato come diminutivo in -etto.

27. Costeggiata una defensa delimitata da un muro a secco, il sentiero n░ 3B giunge ad un bivio a q. 1589. Prendendo a destra, si va alla fˇnde cˇrno (1622 m). Questa sorgente, chiamata F.te Corno sulla cartografia IGM, prende forse il nome dal fatto di trovarsi quasi in cima al picco montano. L'appellativo corno pu˛ infatti riferirsi proprio al chicchirichý.

28. A valle della Fonte Corno scendono numerosi valloncelli, noti collettivamente come le fˇsse. Tale nome, ripreso come Valle le Fosse sulla cartografia IGM, Ŕ pure alla base dell'arbitrario Pizzo delle Fosse attribuito al chicchirichý spezzÓto. Quanto al significato del toponimo, fossa indica un 'avvallamento'. A questo Ŕ collegato l'altro toponimo le fossÚtte, ovvero la conca prativa proprio sotto la cima, lambita dal sentiero n░ 3B e riportata come le Fossette sulle carte IGM. Il sentiero aggira la conca delle Fossette rimontando il costone roccioso ad ovest, alla cui base si abbandona la mulattiera diretta alla zona pascolativa del Matrone vero e proprio, che ha dato il nome all'intera montagna. Salito il costone, si giunge in vetta.


Monte Arsello
29. Se il Matrone Ŕ la montagna di Collimento e Lucoli Alto, la parte del crinale compreso fra il Rio e Campo Felice pertinente a Casamaina Ŕ detta piuttosto mond'arsÚgliu. Tale nome Ŕ citato da Abbate come terza 'montagna' di Lucoli, dopo Terriccio e appunto Matrone. Successivamente, diventa M. Orsello e viene attribuito dai cartografi alla cima del chicchirichý pizzuto, massima elevazione del crinale. Oggi resta vago nella memoria dei locali, associato per lo pi¨ al sentiero che sale dalla Crocetta di Campo Felice (sentiero CAI n░ 4). L'origine della designazione Ŕ chiara: si tratta di un derivato di arso, con riferimento al versante esposto a sud, cioŔ verso Campo Felice, dove si trova la miniera di bauxite molto importante nel passato. Ecco che allora si chiarisce la tripartizione sopra citata: Terriccio Ŕ il versante nordovest, Matrone quello est, Monte Arsello quello sud, della stessa montagna.

30. Tralasciando le localitÓ, prossime a Casamaina, della casÚtta (1249 m), e dell'Óra vŔcchja (1390 m), seguiamo il sentiero che sale da detto centro verso la cima di Monte Arsello. Questo sentiero parte dall'acquÓro (1372 m), dopo un 'guado' dell'impluvio del Rio. Il senso del toponimo Ŕ proprio 'portatore di acqua', riferito al torrente.

31. Dirimpetto a Casamaina, si risale il pendio delle cŔse, sul quale si incotnrano diversi sentieri. Il toponimo riflette il sintagma latino (silva) caesa, qui nel senso di 'bosco ceduo, di givoani quercioli, soggetti al taglio periodico'.

32. A metÓ circa della fascia di bosco, si trova una valletta interna, con alcune radure, racchiusa da una crestina (1616 m). Si tratta della portŔlla, o vÓlle portŔlla, attraversata per intero da una mulattiera che unisce il Matrone alla Crocetta di Campo Felice. Sulla cartografia IGM, a partire dall'edizione del 1884, si trova il toponimo la Portella due volte, la prima in corrispondenza della valletta, la seconda pi¨ distante, ma sempre sulla mulattiera che quindi ha ripreso il nome della localitÓ. Questo riflette l'appellativo porta nel senso di 'entrata, passaggio', riferendosi a qualche particolaritÓ del luogo.

33. A monte della valle della Portella c'Ŕ il pendio della lamÓta. Il nome, presente pure sulla cartografia IGM come Lamata, Ŕ omofono a quello di altra localitÓ presso Collimento. Si tratta di variante di lama, di origine prelatina, che significa 'pantano' ma anche e soprattutto 'frana'.

34. La parte pi¨ elevata di questo versante, ormai a ridosso della cimata, Ŕ noto come le ng˛tte. Tale nome richiama l'appellativo ngotta che in genere si applica a localitÓ calde ed assolate, riflettendo il sintagma latino (terra) incocta. In questo caso, per˛, si tratta di localitÓ esposta a nord, cioŔ in ombra. Perci˛ si pu˛ pensare a ngotta nel senso gromatico di 'estensione di terra', significato per˛ conosciuto soprattutto nell'Abruzzo adriatico. La cartografia IGM riporta il fuorviante l'Engotte.

35. La crestina rocciosa ad est della cima del chicchirichý Ŕ nota nel suo complesso come la fulminŔlla, per via dei fulmini che si scaricano sulle sue punte. Scendendo lungo tale cresta, si giunge ai resti di un insediamento stagionale (forse chiamato Monte Arsello ?) e quindi alla zona di cˇppo agapýto, non lontano dalla vecchia miniera di bauxite. Il nome di questo 'coppo' Ŕ oscuro. Potrebbe trattarsi di un riferimento ad un nome locale 'Agapito', o una specificazione capýto, cioŔ 'da capo', come in Prato Capito. La cartografia IGM riporta un fuorviante Coppa Agabito.

36. La zona delle miniere di bauxite, cioŔ l'originale Monte Arsello Ŕ raggiunto dalla statale di Campo Felice in due maniere. Un primo sentiero viene da q. 1516, e cioŔ dalla localitÓ dell'endrÓta, cosý chiamata perchÚ prelude a Campo Felice. Lungo questo sentiero, si attraversa la localitÓ dei ri¨cci, una serie di valloncelli che confluiscono proprio verso l'Entrata. Il nome Ŕ un diminutivo di rio 'ruscello', a sua volta riflesso di rivus.

37. La strada pi¨ frequentata per salire a Monte Arsello da Campo Felice Ŕ quella ripresa dal sentiero CAI n░ 4, e cioŔ la sterrata che parte dalla crocÚtta, il valico stradale (1560 m) segnato da una croce. Lungo questa strada, che compie diverse curve, si troverebbe j'Órco, una formazione di roccia ad arco molto caratteristica, secondo alcuni locali.

38. La vecchia strada che portava alla Crocetta da Casamaina, prima dell'attuale statale per Campo Felice, era la výa egli ¨tteri. Questa Ŕ stata ribattezzata Via di Mezzo sulla cartografia IGM, il che presupporrebbe altre due vie, una 'da capo' e l'altra 'da piedi'. Invece, la designazione registrata presso i locali riflette l'appellativo b¨ttero 'mandriano, pastore', che deriva dal greco b¨toros 'bovaro'. Nel sistema della transumanza apulo-abruzzese, il buttero Ŕ il pastore incaricato del trasporto, con vettura, di formaggio, agnelli ecc. dagli stazzi ai magazzini o al paese. Acquista allora maggior senso la designazione di questa mulattiera.

39. Lungo la Via dei B¨tteri si trova la icŔnna, una contrada non lontana da Casamaina. Il nome Laicenna sulle carte IGM Ŕ del tutto fuorviante, giacche si tratta dell'appellativo vicenna, in questo caso 'luogo dove si avvicendano le greggi', piuttosto che 'terreno coltivato a rotazione'.


La regione di Sant'Eramo
40. Proseguendo lungo la strada che va allo svincolo autostradale Tornimparte, dopo la Forchetta di Moretto si trova un bivio con la strada che invece viene dal bacino sciistico di Campo Felice. Prendendo a destra, si costeggia la dolina detta ju cˇppo e sangiˇrgio, sita fra due cocuzzoli (1369 m, 1382 m). L'appellativo coppo Ŕ molto diffuso proprio nel senso di 'avvallamento', mentre il riferimento a San Giorgio Ŕ oscuro.

41. Si scende ora ai margini della pianetta della tavern˛la, nel cui fondo corre invece una sterrata molto importante in passato. E' proprio la frequentazione di questo fondovalle, con tutti i casali dislocati pi¨ a monte, ad giustificare la presenza di una taverna che avrebbe dato il nome alla localitÓ. Sulle carte IGM, il toponimo Ŕ riportato come Tavernola.

42. Un vistoso cocuzzolo appena ad ovest della Tavernola Ŕ detto ju m¨zzo (1250 m). Tale toponimo vale formalmente 'mozzo', per via della forma tronca dell'altura, ma sulle carte IGM si trova il nome Murri, che Ŕ evidentemente errato. Il versante a sud del cocuzzolo, sul quale transitano dei sentierini provenienti dal fondovalle del Raio, Ŕ detto solÓgna egliu m¨zzo.

43. Mentre la strada asfaltata si dirige vero la valle del Raio entrando in comune di Tornimparte, seguiamo la strada sterrata di sandŔramo, che raggiunge l'omonima localitÓ densa di antichi casali. Si trovano in zona il Casale Cordeschi, il Casale Murri (in dialetto m¨rri, da cui l'errore per quanto riguarda ju m¨zzo), il Casino Pupatti pi¨ a monte. Il nome della regione ricorda una vecchia chiesa che qui esisteva a cura delle anime degli stagionali, ma non sappiamo dove fosse precisamente localizzata.

44. Proseguendo lungo la sterrata, si giunge a 1399 m a dei ruderi di un casale, ed alla fondanŔlla e pupÓtti, nome adattato come Fontanella di Pupatti sulla cartografia IGM. Si tratta di un riferimento ad un cognome o soprannome locale, lo stesso che troviamo in Casino Pupatti poco pi¨ sopra. Una seconda fonte si trova non lontano, ed Ŕ la fˇnde elle scodŔlle. Questo nome riflette invece l'appellativo scodella con riferimento alla modalitÓ con cui vi ci si beveva. Sulle carte IGM, si trova F.te delle Scodelle.

45. A monte delle due sorgenti, a q. 1425 c'Ŕ un guado del fosso che scorre parallelo alla strada. Tale guado, oltre il quale si pu˛ andare verso Cerasolo, Ŕ chiamato ju mmalepÓsso. Questo diffuso nome si applica a passaggi angusti e malagevoli, come risulta evidente dalla composizione. In questo caso, la zona pi¨ scomoda sembra per˛ essere la discesa lungo il fosso, chiamato vallˇne sand'onˇfrio. L'appellativo vallone si applica spesso proprio a canaloni ripidi e poco percorribili, mentre in Sant'Onofrio c'Ŕ un ennesimo riferimento a costruzioni sacre del quale nulla si sa dire. Sulle paretine rocciose che guardano il vallone da nord, si trova infine la grˇtta de sand'onˇfrio.

46. Sembra che lungo il tratto successivo della sterrata si trovasse un'altra croce, chiamata la crocÚtta egliu sciÓcco, da un soprannome locale. Non Ŕ per˛ nÚ riportata sulle carte, nÚ menzionata altrove.


La regione di Cerasolo
47. Seguendo la strada sterrata dalla Tavernola, siamo arrivati nei pressi del valico stradale della Chies˛la, cosý chiamato dalla chiesetta di San Felice della Camardosa, citata a partire dal sec. XII. Come riporta la guida CAI, la modesta costruzione, chiamata in epoche pi¨ recenti Chiesola di Lucoli (la chjes˛la), venne poi utilizzata, ormai semidiruta, come ricovero di pastori, e successivamente spazzata via per la costruzione del raccordo autostradale. Dal nome della chiesetta, deriva quello dell'altopiano carsico di Campo (San) Felice.

48. La nostra sterrata transita sul sottostante prÓto capýto, dove c'Ŕ un fontanile ed un rifugio. L'enigmatico toponimo, riportato come Prato Capito sulla carta CAI ma assente su quelle IGM, suona talvolta agabýto sulla bocca dei paesani, forse per confusione col nome personale Agapito. In realtÓ, deve trattarsi di un derivato di capo, nel senso di 'da capo, in cima'. CioŔ, si tratta del 'prato da capo', rispetto alla sottostante regione di Sant'Eramo.

49. Dal rifugio parte l'itinerario CAI n░ 1, diretto alla cima di Monte Cava. Corrisponde alla výa da cÓpo per i Prati di Cerasolo, che si aggiunge alle altre due vie dette da mÚso e da pÚji. La nostra, che contiene nel nome un'ulteriore spiegazione del toponimo Prato Capito, si sviluppa quasi interamente nel bosco di Cerasolo. In una radura si trova la piscýna, un fontanile non segnato sulle carte.

50. La výa da mÚso, cioŔ 'di mezzo' corre pi¨ in basso rispetto alla precedente, unendo il laghetto di Cerasolo alla regione delle cŔse. Questa, indicata col nome le Cese sulla cartografia IGM, sarÓ un bosco ceduo, ovvero una porzione di bosco dove le piante venivano tagliate periodicamente per la legna. E' questo uno dei significati dell'appellativo cesa, che formalmente riflette il sintagma latino (silva) caesa 'tagliata'.

51. La výa da pÚji Ŕ la pi¨ lunga delle tre che solcano il bosco di Cerasolo. Parte dal guado a q. 1425 sul Vallone di Sant'Onofrio, anche noto come ju mmalepÓsso. Non lontano (1425 m), trova il cˇppo cassÚtti, o de genitˇre, da due soprannomi locali forse riferiti allo stesso casato. Entra quindi nella sottoregione di cesinÓglia, a confine con Tornimparte. Il nome di questa localitÓ ha la stessa origine di quello delle vicine Cese. Infatti, si tratta di un derivato in -alia di cesina, variante di cesa nel senso di 'bosco ceduo, soggetto a taglio periodico'.

52. Le tre vie si ricongiungono non lontano dal confine comunale, nell'ampia radura dei Prati di Cerasolo. Qui doveva sorgere, secondo quanto riportato dall'Antinori citato dalla guida CAI, un villaggio di nome Cerasolo, giÓ disabitato nel sec. XVII, del quale non Ŕ rimasta traccia alcuna. Quanto al toponimo, si tratta di un diminutivo di ceraso 'ciliegio', per la presenza di tale pianta selvatica nella zona. Sulla cartografia IGM, il toponimo compare giÓ nell'edizione del 1884.

53. Dai Prati di Cerasolo si staccano due sentieri CAI diretti a sud. Il primo (n░ 1F della guida CAI Velino-Sirente) parte dalla localitÓ nota come vÓlle de quartarˇ. Qui valle va inteso nel senso di 'radura', mentre la specificazione Ŕ un soprannome locale, ricostruito come Quartarone sulla carta CAI, ma che pi¨ probabilmente era un cognome Quartaroli. Lungo tale sentiero si trova il cˇppo de miˇcchi (1714 m), anch'esso battezzato a partire da un soprannome. Questa localitÓ Ŕ citata pure sulla guida CAI Velino-Sirente, come Iaccio di Miocco.

54. L'altro sentiero che parte dai Prati di Cerasolo Ŕ quello della vÓlle ell'Ósina (anche a Corvaro), che percorre l'omonima vallata, nota come Valle dell'Asino sulla cartografia IGM. Il nome della valle dipende da quello dell'animale, al femminile, asina.


La regione del Campitello
55. I sentieri provenienti dai Prati di Cerasolo sbucano fuori dal bosco nei pressi di un rifugio forestale (1720 m) sito in contrada Campitello. Questa vasta regione risulta compresa fra il bosco di Cerasolo a nord ed una serie di creste rocciose dagli altri lati. Sulla cartografia IGM il toponimo compare dall'edizione del 1884, mentre il nome dialettale Ŕ a Corvaro i cambetÚgli, al plurale. In ogni caso, si tratta di un derivato di campo, nel senso locale di 'piano carsico'.

56. Salendo al Campitello dalla Valle dell'Asina, usciti dal bosco si trova un bivio a q. 1567. Il ramo di destra conduce allo jÓcciu ell'urdýca, noto ai locali di Corvaro. E' infatti uno iaccio, cioŔ una localitÓ per il pernottamento delle greggi, uno 'stazzo'. La specificazione riflette il fitonimo dialettale per 'ortica'.

57. Proseguendo sul sentiero di destra, si entra nella lunga valle di mercat¨ru, trovando il sentiero CAI n░ 2G. Questa localitÓ trae il nome dalla pratica di 'marchiare' il bestiame. Il verbo mercare, che ha proprio questo significato, deriva dal provenzale mercar.

58. In fondo alla valle del Mercatoro, si trova la sella (1900 m), che mette in comunicazione con il Lago della Duchessa. Il nome registrato a Corvaro per questo valico Ŕ a forchÚtta egliu lÓgu, che fa riferimento proprio al lago sottostante (1788 m).

59. Ad est della valle del Mercatoro, si innalza la rocciosa montagna, alta 2006 m, battezzata Punta dell'Uccett¨ sulle carte IGM e sulla guida CAI. Tale nome Ŕ per˛ sconosciuto ai locali di Corvaro e Lucoli, mentre i primi conoscono il toponimo u battit¨ru per designare il versante della montagna che guarda la valle. Questo nome formalmente vale 'battitoio', e si riferirÓ a qualche pratica della pastorizia.

60. Tutta la montagna che sovrasta il pianoro del Campitello Ŕ conosciuta presso i locali di Corvaro come a montÓgna elle m˛nache, cioŔ 'la montagna delle monache'. E' indubbio il riferimento alla proprietÓ di un convento di monache, secondo alcuni informatori di Poggio di Roio.


La montagna del Morretano
61. Il sentiero CAI n░ 5A, che parte dalla Chiesola, percorre per intero la vallata che si chiama vÓlle ella jumŔnta (cosý anche a Corvaro) prima e vÓlle egliu morratÓnu dopo. Il primo tratto Ŕ quello a monte di Prato Capito, diversamente da quanto riportato dalla cartografia IGM con il nome Valle della Giumenta. Questo riprende senz'altro lo zoonimo giumenta, al femminile come Ósina nel toponimo Valle dell'Asina giÓ incontrato. Dopo un tratto di bosco, si esce definitivamente allo scoperto nella parte pi¨ alta della valle, che prende il nome di morratÓnu (anche morretÓno a Lucoli). Ripreso dalla cartografia IGM come Morretano (sin dall'edizione del 1884) e Valle del Morretano, il toponimo si applica in origine alla dorsale piuttosto accidentata ad ovest della valle. Sembra riflettere l'appellativo morro 'grugno del porco', molto vitale nell'Appennino Abruzzese nel senso traslato di 'mucchio di rocce', ma di dubbia origine. O piuttosto sarÓ un toponimo prediale, visto il suffisso -ano, ma in questo caso sarebbe difficile riconoscere il gentilizio romano che ne Ŕ alla base. Sulla carta CAI, il fontanile realizzato all'imbocco della Valle della Giumenta (1616 m) Ŕ stato erroneamente ribattezzato F.te del Morretano. Inoltre, il valico a q. 1983 che mette in comunicazione con la Valle Vona Ŕ stato chiamato P.so del Morretano, presumibilmente giÓ dalla guida di Landi Vittorj del 1955.

62. Nei pressi della cosiddetta Fonte del Morretano si trova lo Stazzo dei Sardi, citato nella guida CAI. Fuori dal bosco, forse a q. 1632, c'Ŕ il cˇppo lÓrgo, una dolina erbosa. Sulla destra di chi sale (ovest), la dorsale del Morretano si abbassa con la crestina di pÚschjŰcˇrŰ, dal nome enigmatico quanto foneticamente arcaico (si osserva l'uso della vocale atona indistinta, ormai soppiantata dalle vocali piene di tipo aquilano). Tale nome risulta chiaro nella prima parte - Ŕ l'appellativo peschio 'macigno, masso roccioso', ma la seconda parte Ŕ del tutto oscura. In via ipotetica, si pu˛ proporre un confronto con gli appellativi c¨riu della vicina Corvaro e cˇrŰ di Pettorano (Aq), che hanno il significato di 'canalone'. Si tratta di appellativi attribuibili al sostrato, giacchŔ risultano del tutto isolati e non spiegabili con voci latine. Inoltre, a questa voce paiono accostabili anche i settentrionali Curone e Curino (Vc), goffamente spiegati come antroponimi. Se tale intuizione Ŕ corretta, allora il senso della designazione inquestione sarebbe 'peschio canale', che di per se Ŕ un sintagma diffuso.

63. Il crinale di Peschio Coro e del Morretano culmina con la rocciosa punta della torricŔlla (2071 m). Questo Ŕ probabilmente un nome attribuito dai primi cartografi. Una sorgente che si trova proprio sotto la cima Ŕ chiamata sulla guida CAI Fonte della Torricella (2005 m).


La montagna della Cornacchia
64. La quarta 'montagna' di Lucoli, secondo Abbate Ŕ Cornacchia. Oggi, sulle carte IGM (a partire dall'edizione del 1884) e sulla guida CAI, questo nome compare come M. Cornacchia, un'elevazione (2010 m) poco evidente della cresta nordovest del M. Puzzillo (2174 m). Inoltre, proprio sotto questa cima, e non sotto la prima, si trova la sorgente chiamata F.te della Cornacchia. Seguendo invece la nomenclatura locale, si comprende come la cornÓcchja sia il nome attribuito all'intera montagna, per lo pi¨ boscosa, compresa fra Campo Felice, la Valle del Morretano e la Valle Vona. Che Puzzillo non sia il nome della cima, Ŕ confermato anche dal nome della sorgente, che altrimenti sarebbe stata detta *Fonte del Puzzillo. Quanto all'origine del toponimo, esso richiama formalmente il nome dell'uccello, certo molto diffuso da queste parti. Ma pi¨ verosimilmente, si tratta di un derivato, con valore accrescitivo, di corno, nel senso di 'grossa punta rocciosa'.

65. Il nome M. Puzzillo che si trova sulla cartografia IGM Ŕ stato arbitrariamente introdotto a partire dal toponimo mÓcchja egliu puzzýglio, che si riferisce al bosco ad est della cima. Tale nome, riportato correttamente come Macchia del Puzzillo sulle carte IGM, dipenderÓ a sua volta dalla presenza di un pozzo (1781 m) nella Valle Vona, dove si trovava una miniera di bauxite, certamente molto conosciuta e frequentata. Il toponimo puzzýglio Ŕ infatti un diminutivo, col suffisso -illo trattato secondo la fonetica locale, di pozzo. A Corvaro, u puzzýglio Ŕ stato registrato per indicare tutta la valle alta dove si trova il pozzo.

66. Il bastione roccioso che regge la cima della Cornacchia da sud, sopra il cosiddetto Passo del Morretano, Ŕ detto vŔna rˇscia. Si tratta di un chiaro riferimento al color rosso della bauxite, minerale dell'alluminio, mentre vena Ŕ un termine qui usato nel senso di 'fascia di rocce', senza particolare riferimento ad 'acqua stillante', come farebbe pensare un traslato geomorfico di vena. Per inciso, questa voce del lessico latino e romanzo non ha origine chiarita. Sulle carte IGM compare Vena Rossa.

67. Sul versante nord della cima si trova il cˇppo degli'¨rso. Si tratta probabilmente di una conca a q. 2000 circa, delimitata dai dirupi del cosiddetto M. Cornacchia e dal bosco. Questa conca, certamente nota ai pastori, era raggiunta da apposito sentierino ancora riportato sulle carte IGM. Quanto al nome, esso si compone dell'appellativo coppo 'avvallamento' e della specificazione orso, per via della presenza dell'animale in queste zone.

68. Il sentiero segnato sulle carte che va al Coppo dell'Orso passa per un lungo tratto nel bosco, nella zona detta fau abbruciÓto. Il sintagma Ŕ chiaro: si tratta di un 'faggio bruciato', quindi un settore di faggeta bruciato o forse una zona in cui i faggi sono seccati, diventando del caratteristico colore rossastro.

69. Spostandoci sulla strada di raccordo fra Campo Felice ed il casello autostradale, dopo il valico della Chiesola si trova sulla sinistra la fonte di salÚcchja, nota come F.te Salecchia (1666 m) sulle carte IGM, dove tutta la zona Ŕ chiamata Salecchia. Il nome fa riferimento alla pratica di spargere il sale per le capre o forse dipende da un personale non chiaro.

70. Proseguendo in direzione di Campo Felice, sotto la strada, a destra, c'Ŕ la fˇnde egliu cÓmbo (1550 m), riportata come F.te del Campo sulla cartografia IGM. Il nome Ŕ un chiaro composto di fonte e di campo, che ha il valore di 'pianoro carsico', come Ŕ appunto quello nel quale si trova.

71. Dalla Fonte del Campo parte una mulattiera, ignorata dalla guida CAI, ma ben nota ai locali che la ricordano col nome tratt¨ro. Questa via andava a svalicare alla sella fra i cosiddetti Monte Fratta e M. Cornacchia, scendendo verso la valle del Morretano. Il nome Ŕ un riflesso dell'appellativo trattoro, che ha il significato originario di (iter) tractorium 'tracciato rurale'. Con l'impronta metafonizzata, il vocabolo Ŕ stato trasmesso nell'italiano tratturo 'strada per la transumanza delle pecore'.

72. Una deviazione dalla via del Trattoro conduce ad un'ampia radura nel bosco, nota come vÓlle lˇnga (1680 m). Il nome, riportato come Valle Longa sulle carte IGM, deriva dalla forma, mentre valle ha qui il significato di 'radura nel bosco', come per Valle della Portella giÓ incontrato.

73. Ad est della Fonte del Campo, nel centro del piccolo 'campo' sotto la strada per Campo Felice, si forma stagionalmente ju lÓgo attrono all'Inghiottitoio (1524 m). Come in altri toponimi lucolani, lago ha qui valore di 'stagno, acquitrino'.

74. Le acque che confluiscono nell'Inghiottitoio del Lago provengono per lo pi¨ da rivoli che scendono dal bosco a sud del bacino carsico. Questa regione Ŕ nota come cÓpo Ócqua, adattata in Capodacqua sulla cartografia IGM. Si tratta in effetti del diffuso sintagma capodacqua, che ha il valore di 'capo dell'acqua', ovvero 'sorgente, luogo da dove provengono le acque'.

75. Spostandoci verso Campo Felice, si trova la vasta regione collinare della camardˇsa. Il nome, riportato come la Camardosa sulla cartografia IGM e addirittura M. della Camardosa sull'Atlante di Rizzi-Zannoni (a. 1783), lo ritroviamo pure in quello della F.te Camardosa, un fontanile a q. 1532 non lontano dal Lago. Abbiamo a che fare con un toponimo molto interessante, che richiama l'appellativo camarda di difficile etimologia. Sulla base delle voci abruzzesi camarda 'campo rigoglioso di grano', 'tettoia di frasche', del suffisso -arda che si ritrova come accrescitivo in panarda 'abbuffata cerimoniale', del radicale cama in voci iberiche per 'giaciglio, lettiera, letto' e nell'italiano 'pula, loppa', si pu˛ risalire ad un significato, certo prelatino, proprio di 'pula, loppa del grano', usata per fare i giacigli e le lettiere. Quanto al nostro toponimo si tratterÓ, pi¨ che di una contrada seminativa (siamo oltre i 1500 m), di una zona dove si faceva stazzo, ovvero dove il pastore faceva i giacigli per la notte insieme al suo gregge.


La regione di Campo Felice
76. L'accesso di Campo Felice Ŕ duplice: o dal valico stradale della Crocetta, per chi proviene da Lucoli, o dalla Camardosa per chi viene dal casello autostradale. Entrambi trovano subito l'Albergo Alantino, collegato alla strada da una sterrata. Dietro l'albergo, comincia la regione collinare dei cÚndo mˇndi. Il nome, riportato come Cento Monti sulla cartografia IGM, si spiega osservando i numerosi dossi che vi si trovano.

77. La regione dei Cento Monti pu˛ essere attraversata con una carrareccia che in passato serviva la miniera di bauxite. Oggi, Ŕ molto frequentata dagli sciatori che compiono il cosiddetto 'Giro del Puzzillo'. La strada, oltre la miniera, sale nel bosco fino ad uscire nell'ampia vÓlle ˛na, dove si trovano il pozzo (1781 m) che ha dato il nome Puzzillo al bosco vicino, un rifugio costruito nel 1984 vicino ad una cisterna con fontanile inutilizzabile (1825 m). Il toponimo venne riportato sulle carte IGM del 1884 come V. Leona, e tale designazione rimane fino ad oggi. La guida CAI ricorda per˛ che il nome originario Ŕ Valle Bona, cioŔ valle 'buona per il pascolo'. Nella fonetica locale, il nome Ŕ infatti da ricostruire in Valle Vona, da cui, per caduta di v intervocalico, vÓlle ˛na. L'adattamento IGM Ŕ dunque del tutto errato. La parte alta di questa valle, cioŔ dopo la miniera ed il bosco, Ŕ chiamata Valle del Puzzillo sulla guida CAI, ed in effetti u puzzýglio a Corvaro. Nella testata, si trova pure la Fossa del Puzzillo, un ampia conca.

78. Appena ad est della miniera di bauxite della Valle Vona c'Ŕ la porzione di bosco detta mÓcchja rotˇnna. Era un tratto conosciuto e frequentato, in quanto vi transita una mulattiera. Il toponimo, Macchia Rotonda sulla cartografia IGM, si compone dell'appellativo macchia 'bosco' e ell'aggettivo rotondo, per via della forma.

79. Superata la Macchia Rotonda si imbocca una seconda strada sterrata, proveniente dalla strada di Campo Felice. Prima che questa si incunei nel bosco, dovrebbesi trovare lo jÓccio de ceraciÓri, certo in una zona prativa. Questo 'stazzo' prende il nome dal soprannome dei frequentatori.

80. Proseguendo lungo la sterrata, si entra in una stretta valletta nel bosco, chiamata Fava Bruciata sulle carte IGM. Questo nome Ŕ un macroscopico errore, perchÚ quello dialettale Ŕ fÓu abbruciÓto, cioŔ 'faggio bruciato'. Si tratta di un toponimo omofono ad uno giÓ trattato per la zona della Cornacchia, e dipende o da un effettivo incendio, o dal colore rossastro dei faggi malati.

81. In questo tratto di bosco, si trova pure la calecÓra, una localitÓ dove si traevano le pietre per la calcinazione. Dietro un dosso, c'Ŕ inoltre la radura della vÓlle ella genziÓna (1674 m), con un coppo prativo. Il nome riflette l'uso locale di valle, che Ŕ 'radura nel bosco', mentre la specificazione richiama il fitonimo genziana, presente in abbondanza in queste localitÓ.

82. Altre due 'valli', ossia radure nel bosco si trovano in direzione sud, verso la cimata che separa dal Piano di Pezza. Si tratta della vÓlle ell'Ócera e della vÓlle ell'azzˇcchjo. Questa seconda pare riferirsi al circo nominato Valle dell'Azzocchio sulle carte IGM, che pure riportano Punta dell'Azzocchio per la cima (1992 m). La Valle dell'Acera sarÓ allora pi¨ ad ovest, caratterizzata da due doline a q. 1737 e q. 1738, raggiunte da sentierini provenienti da Macchia Rotonda. I toponimi riflettono l'uno il fitonimo acera 'acero', e l'altro lo zoonimo azzocchio 'tipo di insetto'.

83. Sotto la Valle dell'Azzocchio si trova la localitÓ delle tre mÓndre. Forse si tratta dl 'trivio' a q. 1746, da dove si diramano tre sentieri. Uno va alla Valle dell'Acera, uno sale alla Valle dell'Azzocchio ed il terzo svalica verso il Piano di Pezza. Sono queste tutte localitÓ frequentate dai pastori e dalle greggi, per cui il sintagma 'tre mandre' non si riferisce a tre recinti presenti nella stessa localitÓ, ma a tre sentieri ognuno dei quali conduce ad una 'mandra'. La voce mandra Ŕ di origine greca, passata nel latino, e designa il 'recinto' per il bestiame.

84. Nella porzione di Campo Felice appartenente a Rocca di Cambio si trovano le sciovie e le piste da discesa, nonchÚ il piazzale della stazione sciistica. Una localitÓ frequentata dai pastori era mangýni, poco prima della stazione. Chiamata Mangino sulle carte IGM, il nome della localitÓ pare invece riferirsi ad un cognome 'Mancini'.

85. Dietro la stazione sciistica si trovavano ji fortýli, delle costruzioni in pietra a secco usate per il ricovero del bestiame. La voce riflette il latino non attestato *fortile, derivato di forte nel senso di 'fortilizio'. Una altra localitÓ Ŕ lo jÓccio de bÚnzi, chiamata cosý dal soprannome o cognome del pastore 'Benzi'.


La montagna di Ciufolone
86. Dalla Casa Cantoniera vicino Casamaina parte il sentiero CAI n░ 8, diretto alla cima di Monte Cagno. Raggiunto l'acquedotto (1437 m), si sale per prati e resti di coltivi recintati alla fˇnde majˇre (1495 m), una sorgentella le cui acque sono state probabilmente deviate per realizzare l'acquedotto. Sulla cartografia IGM Ŕ presente senza nome, ma Fonte Maggiore Ŕ attribuito all'intera zona. Si tratta di un composto di fonte 'sorgente' e dell'aggettivo 'maggiore', per via della portata che in passato doveva essere copiosa, ed assicurare l'acqua all'abitato.

87. Una seconda fonte la si trova pi¨ a monte, ed Ŕ la fondýzzola, anche detta fondýzio (1550 m). Chiamata F.te Fontizio sulla cartografia IGM, la fonte Ŕ di dubbia potabilitÓ. Il nome riflette un passaggio, non raro di -ýzzol- a -izio, come Ŕ avvenuto per il nome del fiume Gizio, attestato in epoca medievale come Giczolum. Il suffisso originario Ŕ dunque -ezza, metafonizzato in -izzo ed ampliato col suffisso atono -'ola di valore diminutivo.

88. Tagliata la carrareccia proveniente dalla statle per Campo Felice, il sentiero n░ 8 risale il valloncello di faucýcchjo con comodi tornanti. Il nome della localitÓ, che Ŕ Faucicchio sulle carte IGM, riflette l'appellativo falce, forse come traslato geomorfico, cioŔ per via della forma arcuata della valletta. Il suffisso Ŕ il diminutivo -ecchio, metafonizzato in -icchjo. Risalito il valloncello, ci si immette in una vasta conca prativa, ormai in comune di L'Aquila, tenimento di Bagno.

89. Un'altra via che sale sulla montagna ad est di Casamaina Ŕ il sentiero CAI n░ 10B, che parte dal km 18,900 della statale per Campo Felice, cioŔ dalla localitÓ dell'Entrata (1516 m). La carrareccia si sviluppa nel bosco, e pare essersi sovrapposta ad un sentierino noto forse ai locali come výa de mÚso, da cui dipende la designazione Via di Mezzo attribuita dall'IGM alla Via dei B¨tteri.

90. La carrareccia lambisce la zona detta ju sassˇne, evidentemente per via di un grosso masso che emerge dal bosco. Tale nome Ŕ pure presente sulla cartografia IGM, come Sassone.

91. Verso i 1600 m, il sentiero n░ 10B abbandona la carrareccia, che prosegue verso Bagno, e sale lungo una pista dissestata in localitÓ ji paolýni, che prenderÓ il nome da un cognome locale 'Paolini'. Sulla cartografia IGM si trova i Paolini e pure Coppa Matteo (due volte). Il nome locale cˇppo mattÚ, composto di coppo 'conca, avvallamento' e del personale 'Matteo', non Ŕ chiaro a quale evidenza geografica si riferisca.

92. Terminata anche la pista, a q. 1900 circa, il sentiero n░ 10B segue verso est lungo il crinale degli ˇrti, a confine con Bagno. Il toponimo Ŕ l'Orto sulla cartografia IGM, e riflette l'appellativo orto, qui nel senso di 'localitÓ rigogliosa', evidentemente per il pascolo del bestiame.

93. Ad una sella a q. 1975 si trova un bivio. Un sentiero prosegue dritto verso la Costa Ciufolone, l'altro devia a sinistra verso Settacque. Quest'ultimo proviene da Campo Felice, avendo risalito la ripidissima costa dei rind˛rteri. Tale nome, riportato come Rintorteri sulla cartografia IGM, e conosciuto anche a Bagno, Ŕ costruito sull'aggettivo torto, attraverso il prefisso intensivo re-, la preposizione in ed il suffisso dei plurali neoneutri -ere. Il senso della designazione Ŕ dunque 'via che si attorciglia', con riferimento ai numerosi tornanti necessari per risalire il costone.

94. Proseguendo verso est, il sentiero n░ 10B giunge in cima alla c˛sta ciufolˇ (2142 m), cioŔ sulla vetta del M. Cefalone, come Ŕ chiamato sulle carte IGM, sin dall'edizione del 1884, e CAI. Il monte, e la sottostante F.te Cefalone, derivano il nome ufficiale dalla designazione locale che indica il ripido costone prospiciente Campo Felice. Secondo Carlo Tobia, il nome deriva dal verbo dialettale (s)ciufolÓ 'scivolare', che indicherebbe proprio le caratteristiche del versante meridionale.


Il Monte di Lucoli
95. Seguiamo la carrareccia del sentiero CAI n░ 10B, anche dopo che questo itinerario la lascia per salire a svolte sui Paolini. Superata anche la fonte Fontizio, si transita sotto la costa detta lýbbro sannjuvÓnni (1652 m). Questa curiosa designazione Ŕ confermata a Bagno, oltre che sulla cartografia IGM Libro di S. Giovanni. Si tratta o di un traslato geomorfico di 'libro', con riferimento alle numerose tracce sul costone che lo rendono simile alle pagine di un libro chiuso, o a designazione che vale 'proprietÓ'. In effetti la citazione dell'agionimo San Giovanni si riferirÓ a proprietÓ dell'Abbazia di San Giovanni presso Collimento.

96. A valle della carrareccia, si trova il boschetto della macchj˛la, costeggiato dall'altro sentiero CAI n░ 7A. Al di lÓ (ovest) di questo, si trova la contrada delle farýne, nome riportato come le Farine sulla cartografia IGM. Suggestivo Ŕ l'accostamento al termine fara, che presupporrebbe un insediamento longobardo, confermato dalla presenza della chiesa di San Michele, santo patrono dei Longobardi, pi¨ a valle presso Lucoli Alto.

97. Sopra il cimitero di Casamaina, si trova la localitÓ dei cÚrri, dalla quale si saliva con una mulattiera alla miniera della Valle di Serralunga, che Ŕ il fosso che scende ripido proprio in direzione del cimitero. Il toponimo Cerri allude alla presenza di pianto di 'cerro' nella zona.

98. Al di lÓ della Valle di Serralunga, il costone prende il nome le mandrŔlle, che Ŕ pure riportato nella cartografia IGM come le Mandrelle. Questo riflette la presenza di 'mandra', ossia di recinti per il bestiame, sovente fatti in pietra a secco.

99. Il settore boschivo a sudovest del costone del Monte Ŕ chiamato ji cÓrpini, pure sulla cartografia IGM che ha i Carpini. Si tratta evidentemente di un bosco in cui la specie predominante Ŕ il 'carpino'.

100. Proseguendo verso valle, a destra della strada statale per Collimento si trova la lýscia, un costone ripidissimo e costituito, evidentemente, da lastroni di pietra a vista, chiamati liscia in loco. Nella stessa zona Ŕ pure la ffacciÓta, il cui nome ha il senso di 'versante dirimpettaio', ma non Ŕ chiaro se si riferisca a localitÓ a destra della strada o a sinistra. Sulle carte IGM, la Facciata Ŕ posto in maniera equivoca.

101. Scendendo ancora verso Collimento, si trova sulla destra, nei pressi di un recente bivio per un gruppo di residens, la fonte dell'ars¨ra. Questo nome, riportato come F.te Arsura sulla carta IGM, deriva dalla scarsa portata della fonte, e dal fatto che sarÓ per lo pi¨ secca dall'autunno in poi.

102. Il citato gruppo di residens prende il nome dalla localitÓ di prÓta lunÓra, chiamata Prato Lonara sulle carte IGM. Si tratta di un composto di prata 'prateria', voce spesso attribuita a localitÓ coltivate, e di un derivato di luna, con riferimento ad una forma arcuata dalla localitÓ. In alternativa, il toponimo potrebbe celare un antico personale, come Lunarius o simili.

103. Sotto la strada, in corrispondenza dell'insediamento di Prata Lunara, si trova la chiesetta mariana di pýsti cangÚgli (1048 m). Il toponimo equivale a quanto riportato sulla cartografia IGM, Mad.na di Peschio Cancelli. In effetti, abbiamo a che fare con una variante forse arcaica di peschio, che presuppone un latino *pestlum, a sua volta adattamento dell'osco pesslu-. Il senso del toponimo non Ŕ chiaro, ma forse ha a che vedere col significato originario della voce osca, e cioŔ 'cardine'.

104. In corrispondenza del bivio per Lucoli Alto, si trova la sorgente di fonzariÓta, che ha dato il nome alla valle che scende nei pressi, detta f¨sso de fonzariÓta. Sulle carte IGM i nomi riportati sono F.te Fonzariata e Valle Fonzariata. Secondo l'etimologia di Ernesto Giammarco, fonzariÓta riflette un antico sintagma latino fons aerata ossia 'fonte arieggiata'. L'antichitÓ del toponimo pare giustificata dalla vicinanza di San Michele.

105. Il fosso successivo a quello di Fonzariata, per chi prosegue verso Lucoli Alto, Ŕ il f¨sso de fondicci˛la, chiamato Valle Fonticciola pure sulla cartografia IGM. Non si hanno tracce della 'fonticciola' da cui dipende la designazione. Non Ŕ riportata sulle carte, nÚ ricordata dai locali.

106. Da Lucoli Alto si sale col sentiero n░ 6B al Monte di Lucoli. Un'alternativa, certo meno suggestiva, Ŕ una carrareccia realizzata di recente che parte da Vado Lucoli. Dopo un bivio che porta al Monte di Roio, si entra nella prativa vÓlle cÚsca (1426 m). Il toponimo Ŕ riportato come Vallecesca sulla cartografia IGM, ma pu˛ essere analizzato come valle vecesca, da vece 'porzione di terreno seminativo', ossia 'contrada seminativa'. Per la fonetica locale, la v in posizione intervocalica Ŕ infatti caduta. Il costone che guarda da nord la valle Ŕ noto come solÓgna de vÓlle cÚsca, per via dell'esposizione a sud, cioŔ a sole. Sulle carte IGM si trova l'errato adattamento Solaiola di Vallecesca.

107. Dopo la Valle Vecesca, la carrareccia entra nell'ampio piÓno egliu mˇnde, dove si notano i resti del Monte, ovvero di un antico insediamento agricolo-pastorale stagionale, secondo quanto riportato nella guida CAI. Pi¨ sopra, si trova una casetta ed un rifugio. La localitÓ, Piano del Monte sulla cartografia IGM, Ŕ evidentemente il 'monte' per eccellenza di Lucoli, ovvero il sito dove si svolgeva la transumanza verticale, ed i pastori risiedevano stagionalmente. Non va accettata dunque l'ulteriore collocazione IGM del toponimo il Monte, che allude ad un dosso (1690 m), dove si trova pure un serbatoio, perchÚ il valore italiano di 'monte', inteso come 'montagna, elevazione, cima' Ŕ diverso da quello locale.

108. A sud del Piano del Monte c'Ŕ la contrada delle cˇnghe, oltre la quale ci si affaccia su Prata Lunara. Si tratta di piccoli avvallamenti, forse messi a coltura dai locali. Sulla cartografia IGM, il nome le Conche Ŕ riportato.

109. Dal Piano del Monte, la guida CAI consiglia la salita alla cima (1654 m) sulla dorsale della Serra Lunga, che sulle carte Ŕ indicata come M. Rotondo. In effetti, il toponimo c˛lle rotˇnno Ŕ stato registrato presso i locali, ma potrebbe trattarsi di un influsso della designazione ufficiale, in quanto ci si sarebbe attesi la metafonia di ˇ in rot¨nno. In ogni caso, il nome riflette la forma tondeggiante dell'altura.

110. Un'altra localitÓ Ŕ quella di cerquýto, un bosco che si trova fra Vado Lucoli ed il convento di San Giovanni. Il toponimo, che Ŕ riportato come Cerqueto sulle carte IGM, riflette proprio il fitonimo cerqua, dissimilato dal latino quercea 'quercia', attraverso il suffisso collettivo -eto.


Il Monte di Roio
111. La carrareccia che sale da Vado Lucoli si biforca a monte del Fosso di Fonticciola, in un ramo che prosegue verso il Monte di Lucoli, ed uno che invece va al Monte di Roio, cioŔ al Piano di CÓmpoli. Lungo il ramo di carrareccia che va al Monte di Roio, si trova la prŔta acquÓro, da cui forse stilla acqua. Pi¨ avanti, si entra nella vÓlle marýna, prima di giungere al piano delle casette di Roio. Il toponimo Valle Marina, pure riportato sulla cartografia IGM, contiene l'appellativo marina che equivale a 'zona umida, pantano'.

112. Anche la zona che separa Lucoli Alto dal piano di CÓmpoli Ŕ chiamato curiosamente ju mˇnde, e come tale Ŕ pure riportato sulla cartografia IGM che colloca il Monte in questa zona. Probabilmente i lucolani riprendono la designazione in uso originariamente presso i roiani, per i quali il piano delle casette Ŕ il loro 'monte', ovvero il luogo della transumanza verticale. A Roio si trova infatti il toponimo Casetta del Monte lungo la via che conduce al piano.

113. Un settore a sud del Piano di CÓmpoli, separato da questo da una strettoia fra due dossi, Ŕ detto vÓlle fýcora. Sulle carte IGM si riporta Valle Fico, ma la versione dialettale contiene il plurale in -ora di fico, che viene spesso usato per indicare anche il singolo frutto o pianta.

114. Fra Lucoli Alto e la Valle Fýcora si trova un'altura che costituisce il principio della dorsale della Serralunga. Sulle carte IGM, questo tratto Ŕ chiamato Serralunga di Vallefico, ma per i locali di Lucoli Alto, Ŕ semplicemente sÓra lˇnga. L'appellativo sÓra Ŕ una variante dialettale, ascoltata anche altrove in area aquilana, di serra, che indica un 'crinale accidentato'. L'aggettivo lungo appare qui appropriato, in quanto la dorsale della Serralunga si sviluppa fin oltre il Monte di Lucoli, per pi¨ di 5 km. Infatti, anche i locali di Casamaina conoscono il toponimo serra lˇnga, che assegnano evidentemente al tratto a loro pi¨ vicino, cioŔ al Serralunga della cartografia IGM.

115. Per salire da Colle di Lucoli al Monte di Roio, si utilizzava una mulattiera che parte dalla zona delle rottÚlle, non lontano dal santuario della Beata Cristina. Il toponimo Ŕ riportato come Rottelle sulla cartografia IGM, ma andrebbe emendato in Grottelle, dato che il nesso gr- in dialetto spesso si risolve in r-.

116. Il pendio rimontato dalla mulattiera di Colle di Lucoli Ŕ noto come le c˛ste, ed in tal modo Ŕ pure menzionato sulle carte IGM, le Coste. Si tratta dell'appellativo costa 'pendio', in genere, ma non sempre, assegnato a pendii esposti verso sud.

117. Dopo una serie di tornanti, la mulattiera di Colle di Lucoli raggiunge la mbostŔlla, prima di entrare nella Valle Marina, congiungendosi con la carrareccia proveniente da Vado Lucoli. Il toponimo in questione, assente sulle carte IGM, riflette l'appellativo dialettale mb˛sta, esito del sintagma in posita 'posta', equivalente a 'stazzo'.

118. Da ultimo, va citata la vÓlle majˇre, che si trova al lato della recente carrozzabile che unisce Colle di Lucoli a Roio Piano. Il nome della valle Ŕ Vallemaggiore sulla cartografia IGM, che riporta pure il nome della Crocetta di Vallemaggiore (1000 m), posta su una sella a segnare il punto pi¨ alto di una mulattiera che univa Colle di Roio a Piaggia di Lucoli. L'origine del toponimo Ŕ trasparente, avente il senso di 'valle pi¨ grande' fra quelle della zona. L'appellativo valle ha qui un significato adatto a zone pedemontane, e cioŔ 'conca, avvallamento'.