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Dialetti abruzzesi

I parte - Tratti fonetici

II parte - Classificazione

Geostoria dei dialetti

In questa pagina intendo proporre un modello per descrivere le variazioni dialettali e le relative aree identificate nelle due parti precedenti. Il modello tradizionale si avvale delle isoglosse, linee riportate su carte geografiche che delimitano l'aerale di un certo tratto linguistico (lessicale, morfologico o, come nel nostro caso, fonetico), ma non fornisce un criterio per definire i dialetti che risultano compresi tra queste isoglosse. I linguisti ricorrono allora a descrizioni qualitative e, spesso, arbitrarie. Ad esempio, la classificazione di G.B. Pellegrini identifica quattro aree con nomi per lo più geografici: marchigiano meridionale, teramano, abruzzese orientale adriatico e abruzzese occidentale, ma non è chiaro da quali fasci di isoglosse siano identificati.

Nella II parte di queste note ho già proposto un'identificazione delle aree dialettali che risultano distinte considerando sei isoglosse fonetiche (metafonesi, isocronismo sillabico, vocali atone, metafonia di A, palatalizzazione dei nessi LI e LU, indebolimento di V). Inoltre ho mostrato come, contando le isoglosse che separano le aree, ovvero il loro grado di "diversità", sia possibile raggruppare più aree in macro-aree relativamente omogenee.

Tuttavia, questo metodo dà luogo a numerose piccole aree di transizione, che spesso risultano distinte dalle confinanti per una sola isoglossa. Normalmente si parla in questo caso di aree "di transizione". Ma transizione fra cosa? Il concetto stesso prevederebbe che vi siano aree "pure" tra le quali possano sussistere, appunto, transizioni. Ma quali sarebbero questi dialetti puri?

La proposta di questa pagina è che si prendano a riferimenti i dialetti delle aree che corrispondono agli antichi municipi tardo-antichi. E' opinione comune che i dialetti romanzi, in Italia e altrove, siano il risultato del latino volgare parlato nelle diverse zone, eventualmente influenzato dal sostrato delle antiche lingue prelatine. Invece di attribuire i dialetti a vaghe aree geografiche, proviamo ad identificarli con i municipi, ovvero le entità amministrative fondamentali dell'Impero romano.

Utilizzando gli stessi dati raccolti negli anni '90 e presentati nella I parte di queste note, e le conseguenti aree dialettali elencate nella II parte (e corrette secondo alcune osservazioni recenti), ho costruito la seguente cartina.

Dialetti (187K)

La cartina affianca le aree dialettali ai limiti amministrativi dei municipi elencati a sinistra (secondo gli odierni confini comunali, che non coincidono necessariamente con i limiti, spesso naturali, dei municipi) e mostra la loro sostanziale coincidenza. Distingue, inoltre, le aree dialettali corrispondenti ai centri dei municipi dalle altre. Le prime potrebbero essere definite come "dialetti", le seconde rappresentano varietà di transizione.

Abbiamo così un "dialetto ascolano", corrispondente all'area dialettale n° 3 della tabella della II parte (in indaco nella figura) entro i limiti del municipio di Ausculum Picenum o un "dialetto teramano-giuliese-atriano" (in rosa) che corrisponde ai municipi di Interamna, Castrum Novum e Hatria (una sola area dialettale n° 38). Abbiamo, però, anche un'area di transizione teramano-ascolana, ricadente entro i limiti di Interamna ma avente almeno una diversità sia con il teramano che con l'ascolano (area dialettale n° 43) tra i quali dunque va posta. Sui 34 municipi che interessavano l'attuale Abruzzo, rimangono attualmente identificati 23 dialetti".

Va detto che questa classificazione si basa unicamente sui sei tratti fonetici precedentemente richiamati, che sono stati scelti perché presentano aerali di diffusione compatti e non "guizzanti" e dunque sono presumibilmente antichi. Se si aggiungessero altri criteri di classificazione, magari morfologici o lessicali, resterebbero probabilmente identificate più aree di transizione, ma il numero e la localizzazione dei "dialetti" probabilmente cambierebbe di poco.

A loro volta, i "dialetti" così identificati potrebbero essere raggruppati secondo il criterio delle diversità già citato. Svolgendo l'esercizio, si ottiene la cartina seguente, dove i confini sono rappresentati con diverso spessore del tratto, secondo una scala che va da 1 diversità fino a 4 o più diversità.

Dialetti_macro (116K)

Si nota subito una macroregione adriatica, delimitata dalle dorsali del Gran Sasso e della Maiella, quantunque con minore intensità presso le gole di Tramonti. Verso nord questa macroregione è abbastanza distinta dall'ascolano (3 diversità) ma confluisce in un continuum (1 diversità) con il truentino che si estende nelle Marche. Verso sud sembra esserci un continuum (1 diversità) con il triventino, che ha il suo centro ormai in Molise. Una barriera di 2 diversità separa i dialetti "sabini" da quelli "vestini", ma i due blocchi comunicano in un continuum attraverso quelli "equi" e "marsi". Isolati appaiono i due dialetti "peligni" occidentali, mentre quello subequano è in continuum con i dialetti "vestini". Nell'estremo lembo meridionale, il dialetto aufidenate è ben distinto dai suoi confinanti e potrebbe essere in continuum con gli altri dialetti "pentri" isernino e venafrano.